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Insetti
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Autore Messaggio
oroboros








Registrato: 11/02/08 08:11
Messaggi: 42
oroboros is offline 






MessaggioInviato: Mer Apr 16, 2008 4:49 pm    Oggetto:  Insetti
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I ricordi invece di sostenerlo lo intristivano, in quel zoppicare arrancato nella disperazione del suo vivere, ma era un insetto tosto e duro, e anche se le ali sotto dimensionate erano frastagliate dai numerosi incidenti, svolazzava ancora.
A balzelloni e per brevi tratti, ma quasi libero e felice.
Oddio... di una felicità opaca e tetra, nel guardare il futuro incerto che lo attendeva certo.
Si diede una spolverata al carapace nero, punteggiato di nero, con due zampe delle cinque che gli rimanevano, una delle quali gli si stava dolorosamente staccando. Per questo la teneva sempre aderente alla corazza che aveva ormai perso il luccicare di un tempo, sostituito da una patina grigia che aveva, però, il vantaggio di camuffarlo meglio alla ricerca golosa degli uccelli.
"Brutto ma vivo" stava diventando il suo motto, ma vivo per quanto ancora?
Le statistiche su quanto vivessero mediamente gli scarabei lo riguardavano da lontano, e lui non era poi così convinto della loro validità. Secondo loro lui avrebbe già dovuto essere secco.
Comunque quel giorno il volo pareva riuscirgli meglio, nonostante qualcuno avesse tentato di convincerlo che con quelle esili ali mai sarebbe riuscito a sollevare tutto quel peso esagerato. In effetti il suo librarsi nell'aria non era proprio elegante, e lo portava a sbattere contro ogni ostacolo che lo prendeva in giro e tutti gli insetti terrestri, un po' per invidia e un po' a ragione, ridevano al suo passare ubriaco.
Però quel procedere incerto a zig zag lo preservava dagli attacchi radenti dei volatili, i quali non riuscivano a prevederne la direzione scomposta, e poi era così duro da digerire...
Il Padreterno già aveva creato insetti agili e veloci, prima di lui e, anzi, lui doveva la sua esistenza proprio al fatto che, dopo quelli, ci voleva qualcosa di estremo e opposto al loro slanciarsi rapido e sicuro nei vortici termici dello spazio, e lui era quella cosa.
Era ovvia la necessità che il brulicare della vita aveva di lui, per la stessa legge che vuole la notte opporsi al giorno, e lui ne andava fiero di questo e per questo, forse, era così nero.
Nero era pure l'interno del suo animo, in ogni caso, e lui percepiva un certo senso di disparità cosmica, a parer suo ingiusta, che lo tormentava, ma non era questa apparente ingiustizia a preoccuparlo oggi.
Oggi lo rodeva l'idea di poter morire schiacciato da una scarpa.
Ieri era stata quella di spiaccicarsi al suolo e l'altro ieri di esser catturato da qualche bambino, per finire con un gambo di piantaggine legato al collo, com'era accaduto a suo padre, che concluse l'esistenza in mezzo allo sghignazzare di fanciulli teneri e crudeli.
Per questo, quando poteva, cercava di spaventarli volandogli vicino a brutto muso, ma alla fine era sempre lui che si spaventava, appena incrociava lo sguardo spalancato di quegli occhi enormi e acquosi.
Così oggi si faceva reggere dall'aria il più a lungo possibile, cercando d'avvicinarsi al sole. E il sole lo scaldava amorevole, scomponendo i propri raggi tra le nervature delle ali che, in quella luce splendente, mostravano tutta la loro fragilità.
Nello sforzo digrignava le mascelle, divenute forti nel masticare pollini e petali, e assumeva un aspetto guerriero così diverso da come si sentiva lui dentro, nel vorticare delle emozioni che gli sostenevano il volo.
L'impatto inaspettato e improvviso lo confuse e amareggiò, nell'abbatterlo al suolo, e lo sguardo che ricevette da quel lampione, scambiato per il sole, gli sembrò un triste saluto di commiato.
Stette ferito e tremante a lungo, mentre la notte lo confondeva al suolo, con le sue lunghe ombre, aspettando qualche feroce ragazzino col gambo di piantaggine che lo avrebbe strozzato, ma la solitudine di un nuovo giorno gl'illuminò il sorriso e, con le sue ultime tre zampette storte, caricò la rincorsa verso il sole, quello vero stavolta, e mai il volo gli riuscì così leggero e agile, con un sole così tiepido e accogliente.
Un bimbo, passando accanto al lampione, vide i poveri resti neri e duri di quell'insetto luccicante di rugiada, gli strappò le ultime zampe e se lo mise, inutilmente, in tasca. Ci avrebbe giocato più tardi, ma senza soddisfazione.
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Adv



MessaggioInviato: Mer Apr 16, 2008 4:49 pm    Oggetto: Adv






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catia








Registrato: 29/03/06 09:31
Messaggi: 727
catia is offline 






MessaggioInviato: Mer Apr 16, 2008 5:25 pm    Oggetto:  
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Ciao oroboros, un commento fresco fresco al tuo racconto: bellissimo!!!
L'originalità del tema è solo uno dei pregi.
Mi ha preso fin dalle prime righe: il modo in cui sei entrato/a dentro lo scarabeo e ne hai reso le paure, le frustrazioni e i desideri è leggero senza essere superficiale.
Davvero bravo/a, complimenti! Per riallacciarsi a insetti illustri del passato
direi che c'è una goccia di Kafka giusto nella malinconia del finale, ma è azzeccatissima.


Commento generale: mi fa piacere che nuovi amici scelgano proprio questa sezione per unirsi a noi, testimonia voglia di comunicare e scambiare idee senza timore dei giudizi altrui, che vengono invece sollecitati.
L'invito che mi sento di rivolgere è di partecipare anche ad altre discussioni del forum o di proporne di nuove: la nostra è una comunità accogliente e ben assortita, sempre entusiasta dei nuovi arrivi

ciao
catia
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Sharie







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Sharie is offline 

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Impiego: studentessa
Sito web: http://blog.libero.it/...

MessaggioInviato: Gio Apr 17, 2008 11:18 am    Oggetto:  
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Concordo con quanto ha scritto Catia. Il racconto è molto bello. Mi piace questo insolito punto di vista: l'empatia umana nei confronti di un insetto. Questo punto di vista, in particolare, mi ricorda il cortometraggio di un ragazzo tedesco che aveva attribuito ad un ragno una passione amorosa nei confronti della proprietaria dell'appartamento in cui lui si trovava. Aveva un che di poetico. E un'atmosfera analoga, più crepuscolare probabilmente, la ritrovo nel tuo racconto. Anche se, come dice Catia, sembra intriso di una vena kafkiana. Smile

ps curiosità personale: il nickname richiama il mito del famoso serpente che si morde la coda?

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Voi ridete di me perchè sono diversa. Io rido di voi perchè siete tutti uguali.
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oroboros








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oroboros is offline 






MessaggioInviato: Gio Apr 17, 2008 12:41 pm    Oggetto:  Ciao sharie
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L'oroboros non è un mito, ma un simbolo della ciclicità dell'esistenza e, a un livello più elementare, anche della vanità del pensiero "razionale" di poter contenere ciò che è sovrarazionale, perché sua causa e, quindi, suo contenente che non può, a sua volta, essere contenuto.
Non c'è nessuna vena Kafkiana in questa storielletta, perché ciò che distingue l'intenzione di Kafka sta nel descrivere l'inanità del cercare una via d'uscita dal mondo, mentre la mia storiella la implica, quella possibilità.
Quello che differenzia qualitativamente il simbolo dal mito è la diversa posizione che occupano nell'ipotetica gerarchia che ha, come funzione, quella di significare le leggi universali che governano l'esistente. In quella scala il simbolo sta più in alto e vicino al Principio che vuole descrivere col Silenzio, mentre il mito ha il compito di destare l'intuito di coloro che non hanno le qualificazioni per tradurre il simbolo, e usa la parola per farlo. Grazie per la vostra pregiata attenzione. A presto, quindi...

_________________
L'intelligenza deforma l'ispirazione per ridurla a un'aspirazione che si annullerà in un'espirazione.
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M.C.F.







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M.C.F. is offline 

Località: MI
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MessaggioInviato: Mer Mag 21, 2008 5:27 pm    Oggetto:  
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Molto bello, davvero. Complimenti. M.C.F.
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