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Amara terra mia
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catia








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MessaggioInviato: Lun Apr 06, 2009 10:35 am    Oggetto:  Amara terra mia
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Ho notizie di fiodor, a casa sua tutti bene.
Io mi sento troppo triste per pensare ad altro. Metto da parte i giochi per un po', scusate.
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MessaggioInviato: Lun Apr 06, 2009 10:35 am    Oggetto: Adv






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fiodor








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MessaggioInviato: Mer Apr 08, 2009 1:32 pm    Oggetto:  amara terra mia
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i terremoti non si possono prevedere, vero ... a maggior ragione allora bisogna prevenire ... leggete un po` qui e arrabbiatevi pure:
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catia








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MessaggioInviato: Gio Apr 16, 2009 8:44 pm    Oggetto:  
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Questo testo mi è stato girato da una persona che l'ha trovato su FB.
Fa molto riflettere. Condivido il ragionamento di fondo: ho inviato scatoloni anch’ io, ma trovo vergognoso che gli estintori (ad esempio: ma anche i cestini per la spazzatura, le penne usb, i bagni chimici, la cancelleria ...) nella tendopoli siano arrivati grazie a una trasmissione radiofonica (Caterpillar, Radio 2)

“MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO…”

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.

Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

Giacomo Di Girolamo
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MessaggioInviato: Ven Apr 17, 2009 11:57 am    Oggetto:  
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concordo, se ne è parlato anche ieri sera ad Anno Zero
(senza Vauro Cool )

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Quando avevamo tutte le risposte ci hanno cambiato le domande
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heygio







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MessaggioInviato: Ven Apr 17, 2009 1:25 pm    Oggetto:  
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Bellissima lettera, dove concordo tutto. Neanche io ho dato un euro. Se il governo ha deciso di non fare l'election day e di rimandare il referendum buttando all'aria 400milioni di euro che sarebbero potuti andare in quelle zone.
Io spero che questa volta il passato insegni e non succeda come nelle mie zone, dove abbiamo aspettato 29 anni per un casa, e siamo andati a scuola nei prefabbricati di amianto...e spero che non mi tocchi un tumore anche a me...

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fiodor








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MessaggioInviato: Sab Apr 18, 2009 10:05 am    Oggetto:  
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ricordo che tempo fa abbiamo parlato della "stanchezza" di lottare invano e della voglia di andar via ... nella lettera è spiegato meglio cosa intendevo dire allora
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heygio







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MessaggioInviato: Sab Apr 18, 2009 1:30 pm    Oggetto:  
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Io questa lettera la vedo come una forma di protesta contro lo spreco e i mal costumi italiani, non vedo una stanchezza e una voglia di lasciare tutto, ma questa è la mia visione di come vedo le cose.
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catia








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MessaggioInviato: Sab Apr 18, 2009 3:08 pm    Oggetto:  
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Scusate se vi affogo di articoli, ma l'argomento mi sta a cuore

18/04/2009 - L'articolo dei lettori - 8 per mille contro 5 (e il burattinaio è la Chiesa)

Con questo articolo vorrei fare un pò di chiarezza tra tutti quelli che hanno le idee confuse (come lo erano le mie) sulla situazione del contributo statale IRPEF ai terremotati. Vorrei premettere che non sto parlando di briciole. Il gettito dell’8 per mille nel 2008 ammonta a 1.002 milioni di euro. Cominciamo da alcune questioni tecniche.
Come otto per mille viene definito il meccanismo con cui lo Stato italiano ripartisce in base alle scelte dei contribuenti l’8 per mille dell’intero gettito fiscale IRPEF fra lo Stato e diverse confessioni religiose, per scopi definiti dalla legge. Tali scopi sono per lo stato:

• fame nel mondo
• calamità naturali
• assistenza ai rifugiati
• conservazione di beni culturali

Va notato che la scelta espressa con la firma non determina direttamente la destinazione della propria quota di gettito fiscale, questo perché lo Stato calcola l’importo totale delle entrate dovute all’IRPEF e da questo importo totale scorpora l’otto per mille; poi calcola il numero totale di firme e le percentuali di queste firme attribuite ai vari enti; infine ripartisce l’otto per mille tra gli enti in base alle percentuali delle firme espresse. In questo modo le firme di tutti i contribuenti hanno lo stesso peso, indipendentemente dal loro reddito.
Faccio un esempio chiarificatore.

Supponiamo di avere nello stato italiano solo 100 contribuenti con un gettito totale dell’otto per mille pari a 16.000 euro.

Ora di questi 100 contribuenti solo 20 esprimono la scelta dell’otto per mille. In particolare 6 allo stato e 14 alla chiesa cattolica. Quindi dei 20 contribuenti, il 30% decide per lo stato ed il 70% per la chiesa cattolica. Ora però i versamenti effettivi saranno così ripartiti:

il 30% dei 16.000 ovvero 4.800 euro andranno allo stato ed 11.200 andranno alla chiesa. Vi ricordo che 16.000 rappresenta il gettito 8 per mille di tutti e 100 i contribuenti e diquesti, 80 non hanno espresso la destinazione.

In pratica la ripartizione avviene in base alle firme espresse, ma il gruzzolo è quello dell’8 per mille del totale dei contribuenti. Ecco perché, anche se suona strano, dobbiamo comunque decidere se dare la quota allo stato o alle confessioni religiose. Infatti la domanda che viene posta è sempre la stessa “perché se verso già l’IRPEF allo stato devo comunque decidere se destinargli l’otto per mille oppure no?”. La risposta è semplice e risiede nel fatto che, per chi non decide decidono gli altri e quindi, anche se la volontà inespressa è diversa, il vostro otto per mille potrebbe finire nelle casse di qualche confessione religiosa a cui non avreste mai versato il contributo.

Ma torniamo allo stato. Lo scopo della legge cita chiaramente le CALAMITA’ NATURALI tra gli scopi dell’otto per mille. Allora mi sono chiesto: perché Tremonti vuole inserire una nuova causale del 5 per mille visto che già l’otto per mille STATO è destinato chiaramente allo scopo? Facendo ciò mette in concorrenza i terremotati con il resto delle associazioni del terzo settore alcune delle quali per altro sono oggi impegnate all’assistenza degli sfollati.

La riposta è semplice ma ci è voluto un po’ di tempo per risalirvi. Tra la chiesa e lo stato c’è un accordo sull’otto per mille per il quale lo stato non può promuovere campagne per l’otto per mille verso i contribuenti per ovvie ragioni: le campagne le fa la chiesa per se stessa (lo vediamo in TV ogni anno). E quindi il discorso della CEI sul destinare 3 milioni di euro (o giù di lì) dell’otto per mille ai terremotati altro non è...indovinate un po’? Una campagna di marketing al fine di invitare i contribuenti a versare alla Chiesa la loro quota e poi? Poi è semplice. La chiesa darà una quota piccola rispetto al gettito a favore della calamità abruzzese ma per il resto il grosso della quota rimarrà nei propri bilanci. Ma allora cosa dobbiamo fare? Dobbiamo insistere con l’informazione affinchè si convinca il ministro a destinare la quota dell’otto per mille dello stato ai terremotati ritornando sulla sua sciagurata idea di “guerra tra i poveri” rispetto alla scelta del cinque per mille. Se il ministro si convince bisogna poi invitare tutti i cittadini a versare l’otto per mille a favore dello stato in modo esplicito (ricordatevi che gli altri decidono per voi altrimenti).
Spero che questo articolo smuova qualche spirito anche politico, a sollevare un po’ di polvere sull’argomento.
Grazie a tutti (SMS 48580 dona un euro per il terremoto)
Giorgio Rivas.

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catia








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MessaggioInviato: Gio Set 17, 2009 10:52 am    Oggetto:  
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Ricevo da un collega e condivido.
Aggiungo che i soldi raccolti in azienda verranno impiegati per costruire una scuola a Pettino, ovvero sulla faglia che ha spaccato L' Aquila. Poi dice che ti cascano le braccia ...

Anna Colasacco è arrivata a pochi metri da Berlusconi durante lo show di Onna.
Ecco la sua testimonianza :

L’arrivo del presidente era previsto ad Onna per le 15,30. Alle 14 ero già lì. Decisa ad entrare fra e con i cittadini. Cittadini pochissimi, spiegamento enorme di forze dell’ordine e protezione civile e croce rossa e dame di carità e misericordia e tantissimi giornalisti. Entro senza problema.

Una curva, si apre davanti a me lo scenario delle casette mobili. Villaggetto colorato, fiori alle finestre. Il prato solo davanti ad una casa, quella che servirà per il set. Le altre hanno terra battuta coperta di paglia. Mi avvicino, apro una porta e varco l’uscio. Vedo un’abitazione che mi fa pensare ad una roulotte, ma decorosa e vivibilissima. Mi guardo intorno in cerca di cittadini. Nulla.

I comitati avevano preparato degli striscioni e stavano arrivando alle 14,30, come da appuntamento. Decido di tornare all’ingresso del paese, dove si era stabilito di incontrarci. Appena arrivano i ragazzi del 3e32, la polizia si fa avanti. L’ordine è quello di non farli passare. E li bloccano. Io sono dall’altra parte. Dentro.

Auto blu, sirene. Arriva Bruno Vespa. A seguire, il presidente.

Mai avevo visto Berlusconi dal vivo. Fa impressione: una statua di madame Tussauds è molto più espressiva e mobile. Suda. Entra nell’unica casina col prato davanti. Mi rendo conto di essere invisibile. Ma voglio parlargli.

Aggiro la casetta per raggiungere un’altra entrata. Improvvisamente un gruppo di signore, mai viste alle riunioni dei comitati, srotola uno lenzuolo, debitamente conservato in borsa. A seguire un altro.

Il presidente esce dalla casina ed urlo con tutta la voce che ho, lui è lì a due passi, “presidente, venga a parlare con i cittadini”, “presidente venga a sentire le nostre istanze”.

Subito un nugolo di poliziotti mi oscura, ma ora urlano anche le altre, “presidente, esistiamo anche noi, non solo i cittadini di Onna, questo non è un teatro, 50.000 sfollati chiedono di rimanere sulla propria terra”. Lui suda e si allontana verso l’asilo.

Sento degli applausi, voglio vedere chi applaude, se è Aquilano. Cerco mani che battono e non le trovo. Ma gli applausi ci sono, escono da un altoparlante. Come in una sit com.

Il nostro decide di abbreviare la cerimonia e, sotto i fischi, si allontana. La festa è finita ...

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